Due giorni dedicati ad Antonio Tabucchi (1943 – 2012) 

e alla sua opera 

11 appuntamenti, 18 ospiti italiani e internazionali

Letture, incontri, racconti, immagini 

Sabato 16 e domenica 17 settembre 2017

Fondazione Feltrinelli, Sala Polifunzionale

Viale Pasubio 5, Milano

 

Partiamo da Antonio Tabucchi perché, fra gli scrittori italiani del secondo Novecento, era fra i più “europoliti”. Partiamo da Tabucchi perché sentiva l’Europa come la casa delle sue grandi narrazioni. Partiamo da Tabucchi per capire come si può raccontare in modo nuovo il Vecchio Continente, in un dialogo fra scrittori cresciuti nell’Europa libera e aperta degli anni Novanta e Duemila, ma non per questo priva di ombre. Partiamo da Tabucchi per mettere allo stesso tavolo esperienze di scritture, in un’idea di cantiere permanente che sarebbe piaciuta all’autore di Sostiene Pereira. 

 

Antonio Tabucchi ci manca. Ci manca tanto. Perché l’uomo e l’intellettuale sono stati così presenti da creare, lui assente, un vuoto – quel vuoto che aprono solo le grandi personalità, con la loro voce, con il loro scatto polemico, con la loro grandezza morale. C’è, e continua a parlare, la sua opera. Abbiamo la fortuna di  poterlo leggere e rileggere sempre, e di scoprire ogni volta nelle sue pagine una sfumatura nuova portata dal tempo – quel tempo che tanto lo appassionava e ossessionava.

Pubblicato in tutto il mondo, premiato e acclamato ovunque in Europa, Antonio Tabucchi è uno dei più grandi autori del Novecento italiano e indubbiamente il più “europeo”.

È autore di oltre trenta libri fra romanzi, saggi e racconti, che hanno ispirato produzioni cinematografiche di successo in Italia e all’estero oltre a numerosi adattamenti teatrali. Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, fra cui il Premio Campiello, il Premio Viareggio-Répaci, il Premio Scanno, il Premio Salento e il Frontiere-Baiamonti in Italia; il Prix Médicis Etranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia; l’Aristeion in Grecia; il Nossack dell’Accademia Leibniz in Germania; l’Europäischer Staatspreis in Austria e i premi Hidalgo e Cerecedo in Spagna.

Il 16 e il 17 settembre alla Fondazione Feltrinelli amici, editori, critici, autori, studiosi, registi, artisti evocano, interpretano, ricordano con competenza e affetto i tanti volti di Antonio Tabucchi e della sua opera.

Dopo i saluti di Carlo Feltrinelli alle 18.15, si apre sabato alle 18.30 con una lettura di Stefano Benni, per poi raccontare, con Davide BenatiPaolo MauriRanieri Polese, l’Officina Tabucchi: dall’arte, al cinema e all’impegno civile, i temi di Antonio Tabucchi attraversano tutto lo spettro dell’esperienza.

Per concludere la prima giornata, la proiezione – inedita in Italia – del film di Fernando Lopes tratto dal romanzo Il filo dell’orizzonte.

Domenica 17Paolo Di Paolo disegna la mappa europea nell’opera di Tabucchi, e a seguire, il neonato movimento di giovani scrittori Europoliti, con Paolo Cognetti Alessandro Mari, s’interroga sull’eredità letteraria raccolta dalle nuove generazioni di autori europei insieme a Adrian Bosc e Lisa McInerney.

Di Europa e di letteratura europea si parla anche con i giovani lettori, in occasione di un laboratorio per ragazzi coordinato da Alessandro Mari e Francesca Scotti e illustrato da Francesca Zoni e Alberto Fiocco.

Il pomeriggio prosegue con un intervento del romanziere francese Bernard Comment, traduttore e amico di Tabucchi, incentrato sul romanzo Tristano muore, potente e attuale più che mai, e poi con una testimonianza di Jorge Herralde della casa editrice Anagrama, editore spagnolo di Tabucchi.

Segue una conversazione fra Norman Manea e Andrea Bajani sul tema dell’esilio.

La serata si conclude con un estratto proiettato in anteprima del documentario – ancora in fase di lavorazione – di Matteo Garzi, Diego Perucci e Samuele Mancini, che sarà presentato a fine 2017 con il titolo “Se di tutto resta un poco. Sulle tracce di Antonio Tabucchi”. La proiezione è introdotta da Diego Perucci Samuele Rossi, rispettivamente regista e produttore del documentario.